Google dice stop alle bufale. Fact check disponibile anche per l’Italia.

Google dice no alle bufale

Dopo Facebook anche Google dichiara guerra alle fake news. 

L’azienda di Mountain View fornisce ora agli utenti uno strumento in più  per verificare se una notizia sia da considerarsi attendibile o meno: stiamo parlando dell’etichetta Fact Check.

Dopo un primo periodo (da ottobre 2016) in cui è stata disponibile solo in America e nel Regno Unito, e dopo l’introduzione di un sistema analogo da parte di Facebook, tale novità è finalmente disponibile anche in Italia.

Come possiamo notare dall’esempio seguente le news saranno caratterizzate dallo snippet “Mostly True” o “False”,  a seconda che siano vere o no.

Una delle particolarità da evidenziare in merito è che, in questo caso, le verifiche non verranno effettuate direttamente da Google, ma da media ed editori secondo gli standard sviluppati da Schema.org, Duke University Reporters Lab e da Jigsaw, la sezione di Google che si occupa di soluzioni tecnologiche, fra cui l’etichetta contro insulti online e campagne d’odio.

Tutto come riportato direttamente dal post odierno pubblicato sul blog di Google.

Queste informazioni non saranno disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione raggiungendo però conclusioni diverse. Queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano. Rendendo queste attività di fact checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati.
Per poter usufruire di questa etichetta, gli editori devono utilizzare il markup ClaimReview di Schema.org sulle pagine nelle quali effettuano il fact checking di dichiarazioni pubbliche (informazioni maggiori qui) o usare il widget Share the Facts sviluppato dal Duke University Reporters Lab e Jigsaw. Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi. Infine, i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking. Se un editore o un articolo di fact checking non raggiunge questi standard o non rispetta tali norme, potremo, a nostra discrezione, ignorare il markup.

Google dice stop alle bufale. Fact check disponibile anche per l’Italia. ultima modifica: 2017-04-07T15:37:29+00:00 da Luca Scaccianoce
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