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Easy Social Job | Il lancio del primo vero worknet curato da ESJ Factory

Siamo orgogliosi di presentarvi un progetto di cui siamo molto fieri.

Abbiamo curato il progetto di lancio di Easy Social Job, worknet digitale per lo sviluppo di idee di business in vere e proprie startup.

Il progetto

Abbiamo creato il piano di comunicazione per il lancio di Easy Social Job identificandone obiettivi, canali di comunicazione e messaggi ideali per il target individuato.

La piattaforma si rivolge a diversi target specifici:

  • Menti creative e giovani startupper
  • Professionisti appartamenti a settori diversi
  • Aziende che desiderano diversificare il proprio business
  • Fondi di investimento e venture capital alla ricerca di progetti interessanti su cui investire

Abbiamo individuato i canali di comunicazione attraverso cui veicolare messaggi specifici per ciascuno dei target di riferimento e per ciascuno di essi abbiamo creato visual dedicati e copy efficaci.

Nello specifico le attività implementate fanno riferimento a:

  • Studio della creatività e analisi dei colori ideali per facilitare la web usability di un portale articolato e complesso
  • Analisi dei competitor e individuazione del posizionamento di mercato
  • User experience della piattaforma per migliorare il flusso di navigazione degli utenti all’interno del worknet
  • Social media marketing per tutti i canali digitali del progetto
  • Gestione e promozione dell’evento Facebook Live per il lancio della piattaforma
  • Ufficio stampa verso le principali testate ed emittenti radio nazionali
  • Sviluppo dei contenuti visuali, creativi e testuali per tutti i canali di comunicazione gestiti

Per rendere ancora più efficace e distintivo il progetto di comunicazione abbiamo coniato un nuovo termine identificativo dell’innovativa categoria di servizio introdotta per gli utenti grazie alla piattaforma.

Dopo numerosi brainstorming, ore di ricerche e approfondite analisi è nato il termine worknet che definisce in modo univoco ed esaustivo il progetto Easy Social Job.

 

Cos’è un worknet

Un worknet è uno spazio digitale che offre, all’interno di un’unica piattaforma, la possibilità di cercare e contattare le persone giuste utili alla crescita di un’idea di business. All’interno di Easy Social Job si incontrano giovani professionisti, laureandi, Aziende, Università, Fondi di Investimento e Venture Capital con l’obiettivo di avviare collaborazioni per la creazione di nuove idee in rete in modo efficace, snello e non certo tradizionale.

È l’ecosistema delle start up dove non esistono barriere creative, professionali e finanziarie, ma esistono solo opportunità su tutto il territorio nazionale da cogliere sulla piattaforma.

Menti creative con l’istinto per il business e tecnici brillanti alla ricerca di una sfida, da oggi possono incontrarsi in rete per creare nuove sinergie e completarsi nella riuscita di una grande idea.

Come è possibile avviare una startup

È la domanda più ricorrente tra i giovani creativi che desiderano dare forma al proprio progetto. Easy Social Job è la piattaforma digitale che permette lo sviluppo di un’idea dalla sua nascita fino al suo lancio sul mercato.

Passare dall’idea all’azienda è un percorso che richiede passaggi complessi e difficili da affrontare partendo da zero, con poca esperienza e senza i contatti giusti.

Con Easy Social Job si può creare una startup da zero, step by step: condividere un’idea di business unica e innovativa; organizzare il tempo e gli obiettivi; ricercare le professionalità nel network per creare il team vincente; sviluppare l’idea; creare “ad hoc” il Business plan per il progetto, con il modello codificato e valutare la fattibilità economica, patrimoniale e finanziaria dell’idea; utilizzare il Cloud a disposizione del team per condividere velocemente documenti ovunque tu sia; incontrare la finanza per sviluppare e lanciare la startup sul mercato; scegliere il finanziamento pubblico ad hoc per il settore di riferimento.

 

Com’è nato Easy Social Job

Easy Social Job è un progetto interamente made in Italy.

Il progetto è stato ideato da un professionista della consulenza finanziaria, Matteo Ambrosio. L’intento è quello di fornire uno strumento innovativo e distintivo in grado di trasformare idee creative e innovative in nuove startup.

Easy Social Job è la risposta alle tante problematiche dei giovani “startupper” che non riescono a realizzare la propria idea di business.

L’obiettivo è ambizioso: promuovere l’imprenditoria giovane e non, per sostenere la nascita e la crescita di startup e diffondere la cultura imprenditoriale al fine di favorire lo sviluppo economico e facilitare l’incontro tra aspiranti imprenditori e possibili investitori.

Molto più di un social network: Easy Social Job è il primo vero worknet che ti permette di passare dall’idea di business alla startup in modo semplice.

Visita www.easysocialjob.it e vivi l’esperienza del primo vero worknet!

 

 

Facebook promette di rafforzare la protezione degli utenti

Mantenere le persone al sicuro su Facebook

Dopo il polverone sollevato dal Guardian, in seguito alle rivelazioni delle linee guida sulla moderazione, la arcinota piattaforma social ha replicato, tramite un portavoce con la seguente dichiarazione: “Mantenere le persone al sicuro su Facebook è la cosa più importante che facciamo. Lavoriamo duramente per rendere Facebook più sicuro possibile pur consentendo libertà d’espressione”. Hanno aggiunto, inoltre, che la sicurezza “è qualcosa che prendiamo molto sul serio”.

L’inchiesta del quotidiano britannico dimostra l’inadeguatezza, da parte di Facebook, ad essere in grado di controllare i post dei suoi quasi 1,94 miliardi di utenti.

Vista la mole di contenuti in molte situazioni i dipendenti di Facebook devono scegliere se l’immagine sia appropriata in meno di 10 secondi.

Oggi Facebook, scrive il Guardian, “somiglia più ad un megaeditore che non ad una semplice piazza virtuale, dove la gente si incontra per caso dopo anni e fa quattro chiacchiere. È fonte di notizie, una rete di scambi. Gestisce tanta parte delle novità che attraversano il mondo più avanzato. È, potenzialmente, un grande censore se non un Grande Fratello”.

Monika Bickert, head of Global Policy Management di Facebook, ha precisato che “Mark Zuckerberg di recente ha annunciato che nel corso del prossimo anno aggiungeremo 3 mila persone al nostro team di operazioni nel mondo (4.500 i dipendenti attuali) per rivedere milioni di segnalazioni che riceviamo ogni settimana e per migliorare il lavoro in modo da farlo più velocemente”.

La manager ha aggiunto che gli sforzi si sono concentrati anche sullo sviluppo tecnologico – “Stiamo anche realizzando strumenti migliori per mantenere la nostra comunità al sicuro – sottolinea Bickert -. Renderemo più semplice segnalarci i problemi e più rapido per i nostri moderatori determinare quali post violano i nostri standard. Semplificheremo anche il processo con cui possono contattare le forze dell’ordine se qualcuno ha bisogno di aiuto”

Non ci resta che attendere queste innovazioni, e sperare che gli utenti inizino a mettere giudizio cercando di rendere la piattaforma sempre più fruibile, evitando di postare contenuti inadeguati o inneggianti all’odio, senza dover per forza attendere lo sviluppo (si spera celere) del nuovo sistema di “censura”.

 

La Gaffe social di Cuadrado: quando una foto diventa un boomerang

La divisa svelata per errore su Instagram

È possibile che una foto su un social, apparentemente innocua, possa scatenare un putiferio di commenti e fare “arrabbiare” due dei brand più importanti del mondo del calcio?

La risposta è sì!

Nel tardo pomeriggio di ieri, infatti l’esterno della Juventus ha postato sui social questa fotografia che lo ritrae con la nuova divisa marchiata Adidas, che dall’anno prossimo accompagnerà le partite in casa dei bianconeri.

La divisa è da considerarsi storica, dato che sarà la prima a presentare il nuovo logo realizzato da Interbrand per la Vecchia Signora.

Naturalmente, questo spoiler ha creato non pochi disagi alla strategia marketing di Adidas e Juventus, che in un secondo hanno vista svanire tutto il piano per aumentare l’hype intorno alla nuova maglia storica.

L’esterno colombiano, tuttavia, ha provato a rimediare eliminando la foto incriminata dopo pochi minuti, ma ciò non è bastato per placare la curiosità dei tifosi e l’ironia social che prontamente si è scatenata su Twitter.

Per concludere… questa esperienza, a metà tra il maldestro e l’ingenuo, che non sarà né la prima né l’ultima, dimostra quanto sia importante affidare la cura della propria immagine a professionisti della comunicazione, che lavorino in modo serio e scrupoloso.

E se fosse tutta una strategia?

Versione per i complottisti: e se invece fosse tutta una strategia di marketing studiata per testare le reazioni di fronte al nuovo “stemma” sulla divisa?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Instagram offline: l’accesso ad alcune funzionalità anche senza rete

Anche Instagram diventa disponibile offline

Se anche voi fate parte di quella categoria di persone assuefatte da Instagram, allora questa novità vi farà senz’altro piacere.

Infatti è in fase di rollout la versione che rende alcune delle funzionalità della famosa app fotografica disponibili anche offline.

L’annuncio è stato fatto in California, durante l’F8, la conferenza per gli sviluppatori dell’universo Facebook.

Si comincia con la versione dell’app per Android, presto sarà disponibile anche per iOS.

Come funziona

Quando non ci sarà una connessione disponibile verrà caricato l’ultimo feed memorizzato sul telefono, che accetterà like, commenti, salvataggio di contenuti e gestione del profilo, ci sarà, inoltre, la possibilità di non seguire più utenti, navigare fra risultati della sezione “esplora” precedentemente caricati o fra i profili di utenti già visualizzati.

Poi, una volta disponibile il collegamento, tutte le azioni verranno sincronizzate in automatico senza un intervento da parte dell’utente.

Qual è l’obiettivo?

Diciamolo: anche voi, come me, avete pensato “ma io sono sempre connesso che mi cambia?” o “ok la userò per quelle volte, in treno o in aereo, in cui sono senza connessione”, in realtà la motivazione che ha spinto Instagram a introdurre questa feature è un po’ più complessa e profonda.

L’obiettivo (o la speranza) è quello di far crescere Instagram in tutti quei paesi in via di sviluppo, dove le connessioni sono scarse o molto costose.

La direzione sembra quella presa già qualche anno fa dalla casa madre Facebook, che con la versione lite, dedicata proprio a questo target socio-geografico, ha superato i 200 milioni di utenti.

Tuttavia, è bene specificare che molte delle funzionalità non saranno disponibili, in particolare le Stories, che dal loro lancio hanno letteralmente lanciato verso l’alto la crescita della piattaforma.

Google dice stop alle bufale. Fact check disponibile anche per l’Italia.

Dopo Facebook anche Google dichiara guerra alle fake news. 

L’azienda di Mountain View fornisce ora agli utenti uno strumento in più  per verificare se una notizia sia da considerarsi attendibile o meno: stiamo parlando dell’etichetta Fact Check.

Dopo un primo periodo (da ottobre 2016) in cui è stata disponibile solo in America e nel Regno Unito, e dopo l’introduzione di un sistema analogo da parte di Facebook, tale novità è finalmente disponibile anche in Italia.

Come possiamo notare dall’esempio seguente le news saranno caratterizzate dallo snippet “Mostly True” o “False”,  a seconda che siano vere o no.

Una delle particolarità da evidenziare in merito è che, in questo caso, le verifiche non verranno effettuate direttamente da Google, ma da media ed editori secondo gli standard sviluppati da Schema.org, Duke University Reporters Lab e da Jigsaw, la sezione di Google che si occupa di soluzioni tecnologiche, fra cui l’etichetta contro insulti online e campagne d’odio.

Tutto come riportato direttamente dal post odierno pubblicato sul blog di Google.

Queste informazioni non saranno disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione raggiungendo però conclusioni diverse. Queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano. Rendendo queste attività di fact checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati.
Per poter usufruire di questa etichetta, gli editori devono utilizzare il markup ClaimReview di Schema.org sulle pagine nelle quali effettuano il fact checking di dichiarazioni pubbliche (informazioni maggiori qui) o usare il widget Share the Facts sviluppato dal Duke University Reporters Lab e Jigsaw. Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi. Infine, i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking. Se un editore o un articolo di fact checking non raggiunge questi standard o non rispetta tali norme, potremo, a nostra discrezione, ignorare il markup.

Come creare un album su #Instagram.

Novità in arrivo dal mondo di Instagram!

Il social network fotografico, più popolare al mondo, estende le sue funzioni e introduce la possibilità di creare album, di foto e video, da condividere in un unico  post.

Da oggi, creare e condividere un album, sul tuo profilo, sarà semplice.

Un click sull’icona “+” ti consentirà di:

  • Selezionare più elementi ( fino a 10 foto o video) ;
  • modificare la visualizzazione delle immagini;
  • scegliere e applicare un filtro contemporaneamente su più foto;
  • scrivere una didascalia;

E il gioco è fatto…”Condividi“.

Per ora, il formato dell’album è quadrato, 1:1, e i follower potranno mettere “Mi piace”  solo all’album e non alla singola foto.
In attesa di altri aggiornamenti… Cosa stai aspettando? Crea il tuo album e condividi  i momenti più belli e divertenti con la tua community.

 

Come si usano gli Hashtag?

Ormai da parecchi mesi si sente parlare di Hashtag, ma cosa sono, come funzionano e come possono portare benefici al tuo business?

Gli Hashtag sono dei termini (costituiti da una o più parole) preceduti dal simbolo cancelletto.

Nati originariamente su Twitter, gli hashtag si sono poi diffusi all’interno di tutti i social network con logiche simili, ma potenzialità differenti.

A livello generale gli hashtag servono a:

  • Seguire tutti i post relativi a un determinato argomento
  • Etichettare uno specifico contenuto in relazione a un tema
  • Aumentare la visibilità del proprio post rispetto alle ricerche degli utenti

Vogliamo provare ad analizzare ciò che funziona su ogni singola piattaforma al fine di coglierne al meglio le opportunità.

Partiamo con Facebook. All’interno del social blu di Mark Zuckerberg è meglio limitare al minimo l’uso degli hashtag: l’engagement medio per post decresce progressivamente con l’aumentare del numero di hashtag.

Completamente diversa, invece, la situazione per Instagram: il coinvolgimento degli utenti si mantiene alto anche se vengono utilizzati oltre 15 hashtag. Il numero ottimale di Hashtag utilizzati sembra essere pari a 9. Pare che il “numero magico” di caratteri da utilizzare all’interno di un singolo hashtag sia 21.

Infine su Twitter valgono più o meno le stesse regole di Facebook: pochi hashtag, ma buoni.

In sintesi, le regole auree di utilizzo degli hashtag sono:

  • Usali con moderazione in relazione al social network su cui stai pubblicando il contenuto
  • Scegli hashtag pertinenti al tema del post
  • Punta sui termini più popolari cercati e utilizzati dagli altri utenti.

Le aziende stanno prendendo molto seriamente quest’attività: secondo una ricerca condotta, solo nel 2015 sono state presente quasi 1.400 richieste in tutto il mondo per poter trasformare l’hashtag in una proprietà intellettuale. Gli Stati Uniti è il paese in cui sono state depositate più domande.

Basti pensare che nel 2010 le richieste depositate sono state solo 7.

I 10 Peggiori Casi di Rebranding

Con il termine “rebranding” si indica genericamente l’intento di mutare la percezione dell’utente/cliente rispetto a un brand specifico, dando al marchio un nuovo posizionamento strategico di mercato. Tale attività coinvolge tutte le leve del marketing ma, più frequentemente, fa riferimento esclusivo al restyling del logo.

L’identità visiva di marca è uno degli aspetti più importanti dell’immagine aziendale ed è, pertanto, fondamentale rimanere al passo con i tempi rispetto allo stile comunicativo, alle linee grafiche e agli accostamenti cromatici che incontrano il gusto, sempre mutevole, del pubblico di riferimento.

L’efficacia comunicativa del logo richiede la conservazione di un equilibrio molto delicato implicando la capacità di rinnovarsi senza scostarsi troppo dall’identità originaria

L’obiettivo prioritario dell’attività è rappresentato da dal risvegliare l’interesse delle persone verso un prodotto maturo, che si presenta sul mercato sempre nello stesso modo da diverso tempo.

Ti aspetterai che un’attività così strategica venga svolta sempre in modo impeccabile, soprattutto dai grandi gruppo più importanti. Invece non è proprio così…

Abbiamo raccolto per te alcuni degli epic fail più famosi nell’ambito di rebranding di un logo.

Airbnb

L’azienda ha lavorato al restyling del suo logo nel corso del 2014 suscitando molte critiche tra gli addetti ai lavori. La perplessità generale per il lavoro è legata soprattutto al fatto che la revisione abbia richiesto oltre un anno di lavoro da parte di uno staff di decine di persone per produrre un risultato complessivamente discutibile.

 rebranding logo airbnb

 

Mastercard

Un altro caso molto discusso è il logo Mastercard. L’azienda fallì completamente l’obiettivo di rivedere il logo migliorandone l’efficacia comunicativa andando contro la logica di semplificazione del design: furono aggiunte ombre, sfumature e trasparenze che resero più difficoltosa la leggibilità e la riproducibilità del logo. La nuova versione fu presto ritirata in favore della versione originaria.

rebranding logo mastercard

Pizza Hut

Il tentativo di rebranding intrapreso da Pizza Hut nel 2009 prevedeva non solo la modifica del logo, ma anche la revisione del naming in “The Hut”. Esperimento abortito dopo qualche settimana in favore della prima versione del logo.

rebranding logo pizza hut

Gap

Il premio per il restyling logo più veloce della storia spetta sicuramente a Gap: solo 6 giorni di durata. L’origine del fallimento è legata alla spersonalizzazione del logo attraverso l’eliminazione del tipico font in favore di un banalissimo Helvetica e lo spostamento dell’equilibro a destra.

rebranding logo gap

 

Pepsi

Ultimo celebre caso di restyling logo non perfettamente riuscito è quello che coinvolge una delle bibite più famose negli Stati Uniti e nel mondo. Ciò che più ha colpito è senza dubbio il prezzo pagato da Pepsi per il lavoro (ben un milione di dollari), assolutamente non giustificabile in relazione al risultato che poco si discosta dalla versione originaria.

rebranding logo pepsi

Grazie a questi esempi il messaggio è chiaro: ha senso procedere nel perseguimento di una politica di rebranding solo con le idee chiare a la giusta dose di competenze.

Il fallimento è dietro l’angolo…