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I principi del design e la teoria della Gestalt.

“L’insieme è più della somma delle parti.”

 

Come percepisce e interpreta la nostra mente i prodotti della comunicazione.

Prima di parlare di design, comunicazione e forme di marketing, definiamo al meglio (o cerchiamo di farlo) il termine della percezione. La percezione è un processo dal quale riconosciamo, organizziamo e attribuiamo un significato alle sensazione che derivano dagli stimoli ambientali e visivi,  padre di una delle teorie più influenti della storia della percezione è la Gestalt.

Negli anni ‘ 20 nasce il movimento berlinese della Gestalt (o psicologia della forma) che cerca di capire secondo quali processi la mente umana riesce a unificare singoli elementi come forme, caratteri, colori e interpretarli come un unico messaggio.

In che modo il nostro lavoro influenza la percezione del nostro target?

Come viene percepito e interpretato il design?

Come reagisce la nostra mente?

Quello che la Gestalt cerca di dirci è che la percezione non avviene attraverso sensazioni ma è un processo regolato da leggi innate in un sistema di significati più complessi presenti nel nostro sistema nervoso dividendo la percezione in due fasi importanti:

  1. analisi della forma;
  2. elaborazione cognitiva.

Attraverso quali meccanismi la mente percepisce unitariamente elementi che in realtà sono separati tra loro? Alcuni principi definiscono e dividono al meglio le due fasi della Gestalt.

Semplicità.

La nostra mente tende a percepire le cose nella loro forma più semplice. Singoli elementi percepiti singolarmente non hanno alcun significato, eppure la nostra mente unificandoli nel modo più semplice, le consegna una forma, un significato.

Figura / Sfondo.

 

È uno dei principi più affascinanti della comunicazione. Esso spiega come alcuni elementi nella comunicazione visiva vengono percepiti in primo piano e altri come sfondo in secondo piano quando in realtà sono sulla stessa asse. Questo principio cammina a pari passo con altri due: il principio di Area e quello di Conversità. Il primo è il principio di come la mente percepisce l’oggetto più piccolo della composizione come in primo piano e l’oggetto più grande come sfondo, il secondo è la percezione degli elementi convessi associati alla figura e quelli concavi allo sfondo.

 

Vicinanza.

Il principio che si trova alla base della crenatura del testo, cioè le lettere più vicine non vengono percepite come singoli elementi ma come un’unica parola, quindi più elementi vicini tra loro vengono percepiti come appartenenti allo stesso gruppo.

Uguaglianza.

Esso è il principio che si trova alla base della gerarchia del layout, un’impaginazione perfetta permette di distinguere quali sono i titoli, sottotitoli, didascalie e testi. Gli elementi con caratteristiche comuni e quindi forme, colori, peso, vengono percepiti come appartenenti allo stesso gruppo.

Destino Comune.

È il principio per il quale la mente percepisce come unico gruppo tutti gli elementi che sembrano muoversi nella stessa direzione. Esso cammina a pari passo con il principio di prossimità (vicinanza tra gli elementi) e quello di somiglianza (stesso colore, peso, dimensione e aspetto).

Simmetria.

Composizioni pur composte da due elementi separati e diversi come una mezza ruota e un mezzo tombino, disposti in modo simmetrico, vengono percepiti dalla nostra mente come un unico cerchio senza alcun problema.

Parallelismo.

Un po’ come nel caso del principio di destino comune, la mente legge elementi uniti tra loro con la stessa inclinazione, la stessa disposizione pur avendo stili, colori, forme e aspetti diversi.

  

Continuità.

La percezione avviene in modo più rapido ed efficace quando le linee sono continue, senza interruzioni formando una composizione unica, costringendo la nostra mente a seguire quella linea continua visibile e a volte non, per completare la composizione.

Forma chiusa.

Questo è, a mio avviso, uno dei concetti più affascinanti sviluppati dalla teoria della gestalt. Viene affermato, infatti, che l’occhio umano tende a completare (e quindi a “chiudere”) gli spazi vuoti e quelli rimasti aperti, soprattutto quando le linee vanno a tratteggiare o abbozzare forme a noi familiari. In un contesto grafico, riuscire a far intuire determinate forme può risultare essenziale nel veicolare il destinatario verso il messaggio che si vuole comunicare.

  

Connessione.

Pensate alle infografiche: frecce, linee ed elementi grafici permettono di unire elementi diversi e farne percepire il collegamento. Gli elementi connessi tra loro vengono percepiti come unico gruppo, una singola linea può dare unità e continuità e coesione visiva anche ad elementi separati tra loro.

 

La Gestalt in base alle sue leggi e ai suoi principi, motiva tutte le caratteristiche che definiscono il loro mantra ” l’insieme è più della somma delle parti “. La teoria della Gestalt è molto importante per far recepire in modo semplice ed immediato il messaggio che si vuole comunicare. Presi singolarmente alcuni elementi sono privi di significato mentre uniti e raggruppati formano un insieme funzionale.

In conclusione, nulla va lasciato al caso. Ogni elemento disposto in una determinata posizione, inclinazione, aspetto, forma, colore e stile, deve essere pianificato e studiato per dare il giusto valore comunicato al nostro progetto.

Social: Misinformation ed Effetto Cassa di Risonanza

L’avvento dei social ha rimescolato un pò le carte in gioco nella vita quotidiana di ognuno, agendo in modo indiscutibile sugli usi e costumi della gente, cambiando il modo di relazionarsi l’uno con l’altro e di informarsi. Se nel 2011 l’80,9% degli italiani prediligeva il tg come principale mezzo d’informazione, oggi questo valore ha subito un drastico calo attestandosi al 63% in favore di Facebook che sale al 35,5% (dati Censis).

 

“Indiniamoci” con la Misinformation

In questo scenario tra disinformazione, bufale, contro-bufale e mezze verità romanzate si comprende bene il ruolo fondamentale che ognuno di noi riveste, come membro di una rete sociale, con il proprio senso critico. E bisogna munirsi di senso critico, mantenendolo sempre sveglio ed arzillo evitando d’impigrirlo altrimenti si rischia di rimanere incastrati, come una mosca nel miele, nella misinformation.

Così come afferma Il dottor Walter Quattrociocchi a capo del laboratorio di Sociologia Computazionale dell’Imt di Lucca, la misinformation non è la bufala di per se, ma l’uso strumentale dell’informazione che supporta una visione personalizzata del mondo. “Quando le persone cooperano per conseguire questa visione finiscono per acquisire altre informazioni strumentali.” In sostanza anche se una notizia contiene evidenti castronerie, se è coerente con l’idea che ci si è fatti, la si condivide.

Purtroppo è evidente che stiamo perdendo la battaglia con il nostro senso critico tanto da spingere i principali social network a munirsi di strumenti anti-bufale per arginare la misinformation. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, in particolare ha deciso di adottare queste soluzioni spinto dai risultati elettorali che hanno portato all’elezione di Trump negli Stati Uniti, rendendosi forse conto che la sua creazione non è solo un transito per le notizie ma una vera e propria media company. La questione si fa ancora più delicata se consideriamo il fenomeno che viene definito di filter bubble o cassa di risonanza.

 

Sotto Cassa (di Risonanza)

Quando si naviga su internet, se si fa caso, i contenuti che vengono forniti sono filtrati da algoritmi in base alla propria navigazione abituale ed i propri gusti, proponendo prodotti che probabilmente desideriamo o viaggi che probabilmente vorremmo fare. Questo meccanismo, molto utile per quando si deve scegliere cosa comprare o dove andare durante il prossimo viaggio, è utilizzato anche dai social che al contrario degli esempi fatti prima, “filtrano” notizie, opinioni, idee.

C’è quindi il rischio concreto di restare prigionieri di una bolla confortevole nella quale si trovano solo fonti di informazione ideologicamente affini con l’utente e idee con le quali si è già d’accordo, correndo il pericolo di tagliare fuori dalla propria visione altri punti di vista, dati e fatti di altre cerchie, fomentando la sua radicalizzazione.

Se un’informazione è coerente con i “miei gusti” mi affeziono alle fonti che la confermano, mi circondo di persone che la pensano come me e tutti insieme allegramente condividiamo materiale che incorpora lo stesso pensiero.

Prendiamo come esempio il solito Facebook, che qualche anno fa assegnò a due dei suoi ricercatori, Eytan Bakshy e Solomon Messing, il compito di analizzare il comportamento di 10 milioni di utenti che hanno dichiarato esplicitamente le proprie simpatie in ambito politico. Per farla breve, i risultati ottenuti secondo Bakshy e Messing attestano che Facebook non guida o alimenta l’effetto cassa di risonanza, ma asseconda le libere scelte degli utenti consentendogli di fare agevolmente quello che farebbero in maniera autonoma, ovvero ricercare informazioni che confermano il loro punto di vista. Grazie Facebook sempre preziosissimo – se non fosse per il fatto che la ricerca è stata condotta considerando soltanto utenti con una visione del mondo abbastanza chiara da essere segnalata pubblicamente, che sa con chiarezza su cosa cliccare, al contrario per esempio di chi è alla ricerca di informazioni per farsi un’idea su chi votare alle prossime elezioni.

L’algoritmo si nutre e prospera a contatto con utenti incerti, non con quelli che hanno le idee chiare” come afferma il professor Christian Sandvig nel suo studio dal nome “Non è colpa nostra” in cui definisce lo studio “un modo elegante per mettersi al riparo da critiche”.

 

A parte tutto bisogna usare un pò di intelletto, rendersi conto che argomenti complessi necessitano di valutazioni esponenzialmente più complesse. Non si possono trarre conclusioni del tipo “è vero” o “è falso”, “è bianco” o “è nero”, ma possono esserci infinite sfumature di grigio.

SOCIAL NETWORK: leggere attentamente le istruzioni

Vento di Cambiamento

Negli ultimi venti anni si è assistiti ad una evoluzione molto importante che ha investito trasversalmente tutti gli aspetti della società nella quale viviamo, il web. Dare una definizione di cosa sia il web risulterebbe addirittura obsoleto considerando che, oramai, utilizziamo internet ed i servizi che mette a disposizione per svolgere azioni e mansioni di tutti i giorni come: lavorare, acquistare beni di consumo, svagare, comunicare, condividere, progettare vacanze e la lista potrebbe continuare a dismisura. Si è passati dal cosiddetto web 1.0, con cui ogni persona aveva la possibilità di proporre sé stessa e la

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sua attività, al web 2.0, che ha trasformato i consumatori in consumATTORI, arrivando infine ai social network che hanno stravolto le cose, mettendo ogni utente al centro dei propri interessi e della propria rete di conoscenze, con la possibilità di collaborare, comunicare e condividere ogni tipo di contenuto, consentendo ad ognuno di noi di migrare online (almeno) una delle maschere che indossiamo tutti i giorni.

Quello che ne è scaturito, l’impatto di questo cambiamento nella società è ampio, anzi vastissimo ed è oggetto di disparati studi interdisciplinari. In questo articolo prendiamo in considerazione principalmente i social network cercando di dare una visione, spesso più nascosta, di alcuni di quelli che sono gli aspetti più delicati, gli alert che bisogna tenere in considerazione quando ci si espone sulla piazza dei social.

Gradi di Separazione e Social Network

Di certo non ci si sbaglia quando si afferma che i social rappresentano un’incredibile opportunità per tutti, basti pensare alla loro diffusione, ormai planetaria ed alla teoria dei gradi di separazione. Di cosa tratta la teoria dei gradi di separazione? Attraverso alcuni esperimenti semiotici e sociologici, si è misurato che prima dell’avvento dei social network ogni persona poteva essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari. Nel 2001 Duncan Watts, professore della Columbia University usò un messaggio e-mail come

“pacchetto” che doveva essere consegnato da 48.000 differenti persone, residenti in 157 Stati diversi, nei confronti di 19 “obiettivi”. Dall’analisi dei dati Watts riscontrò che il numero medio di intermediari era effettivamente sei. Nel 2006 due ricercatori di Microsoft, sfruttando i log delle conversazioni attraverso MSN Messenger, ricavarono che fra due utenti del programma vi sono in media 6,6 gradi di separazione. Oggi con i social network il grado di separazione medio è stato stimato, dall’università degli studi di Milano, a 4,74, dove il 92% delle coppie è separato da non più di 4 gradi.

Quindi diffusione capillare e possibilità di raggiungere chiunque con teoricamente “pochi passi” rappresentano indubbiamente la rivoluzione più grande di questo paradigma.

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Ma non è tutto oro quel che luccica, così come in tutte le cose, da grandi poteri derivano grandi responsabilità e l’uso non corretto e superficiale di ogni strumento può creare più danni che benefici. Gli aspetti delicati sono molteplici: cyberbullismo, disinformazione, privacy, sexting ecc. ma per i nostri scopi ci concentriamo su quelli che vengono definiti i paradossi dei social network.

Primo Paradosso dei Social Network

Da una parte i social network sono uno strumento molto potente con cui ognuno può descrivere e modellare la propria identità sociale. Dall’altra i social network sono uno strumento con cui gli “amici” possono facilmente influenzare e modificare il modo in cui gli altri percepiscono la propria identità sociale.

Un esempio di questo fenomeno è quello del tagging. I social moderni attualmente consentono la gestione e la moderazione dei tag, ma se non ce ne si accorge o non s’interviene tempestivamente una propria foto, dove ad esempio si sta bevendo una bottiglia di un super alcolico a canna, potrebbe modificare la percezione che gli altri hanno di noi, trasformandoci da bravi ragazzi in alcolisti.

Secondo Paradosso dei Social Network

Il secondo paradosso forse è di più difficile intuizione, ma influisce al pari e rispetto al primo è definito dalle proprie azioni. Spesso quando ci troviamo davanti ad un social, dietro lo schermo di un dispositivo ci sentiamo più disinibiti nell’inserirci in una conversazione, nel lasciare un commento o nel pubblicare sul proprio profilo un contenuto senza soffermarsi troppo sulle implicazioni di ruolo. Mi spiego meglio. La differenza con la vita reale è che i social, non distinguono tra legami forti (amici veri) e legami deboli (conoscenti), consentendoci di gestire con sforzo limitato i legami deboli per facilitare l’allargamento della rete sociale. Nella vita reale però i legami deboli sono gestiti da ruoli, io sono di volta in volta: un dipendente tra i dipendenti della

mia azienda, il papà di mia figlia tra i genitori dei suoi amici, un tifoso tra i tifosi della mia squadra ecc. Ognuno di questi ruoli porta con se delle regole da seguire per essere sicuri di star assumendo il giusto comportamento, ma nell’ambito social si assume contemporaneamente tutti i ruoli: dipendente, papà, tifoso ecc. Per questo un nostro commento o contenuto, decontestualizzato e senza la separazione dei ruoli potrebbe mettere a repentaglio la propria reputazione.

Terzo Paradosso dei Social Network

Se è vero che nei social network posso facilmente cambiare la mia identità virtuale è anche vero che, seguendo le tracce lasciate dalle diverse identità virtuali, è più facile per altri ricostruire la nostra identità reale. È infatti, possibile seguire le tracce delle diverse identità per utilizzarle a scopi

Pollicino

professionali, ad esempio, per valutare un candidato in un colloquio di lavoro, o fraudolenti, per assumere la personalità di un altro. In molti casi, basta inserire nome e cognome in un motore di ricerca o in un social network per scoprire i gusti di una persona, le sue relazioni, le sue attività. In pratica, l’inserimento dei propri dati, dei propri commenti, delle proprie foto in un social network costruisce una memoria storica della propria attività e personalità che non scompare anche quando il soggetto interessato lo vorrebbe. Molte di queste informazioni, infatti, rimangono disponibili online anche dopo parecchi anni.

Che dire infine? I social network rappresentano una delle rivoluzioni più proficue del nuovo millennio o un ulteriore strumento dal quale stare attenti per non rimanerne schiacciati? I social non sono né buoni né cattivi, è il loro utilizzo che ne determina la bontà e come in ogni cosa l’uso intelligente e produttivo può renderli la nostra migliore arma contro un mondo veloce ed in accelerazione, mentre il cattivo uso e l’abuso possono renderli il nostro peggiore incubo.

I principi fondamentali del graphic design

I sei principi della grafica per un prodotto vincente!

Quella del graphic design è una delle professioni più in voga negli ultimi anni. Che sia chiaro, non si diventa graphic designer da un giorno all’altro, oltre ad una buona dote creativa, ci vogliono anni di studi, ricerche e cultura sul mondo della creatività, fatta di basi e di principi fondamentali, un pò come studiare i nomi, i pronomi, i numeri, la pronuncia e la grammatica di una qualsiasi lingua. La creatività non ha regole da seguire, non ha schemi, non ha misure precise ma ha delle linee guida, ha delle basi fondamentali da conoscere, senza le quali sarà impossibile creare un qualcosa che FUNZIONI, perché in questo mondo fantastico che è la creatività, il prodotto vincente non è quello che piace o non piace, ma quello che FUNZIONA!!!
Mi piace iniziare con una citazione trovata sul web, che identifica l’essenza del graphic designer (e non del grafico), anzi se proprio volete utilizzare la definizione adatta, allora iniziate a chiamarci CREATIVI:
“Quando commissionate un lavoro ad un creativo, non chiedete soltanto il vostro lavoro.
Chiedete la sua intera vita. Perché un vero creativo è stato influenzato, plasmato, trasformato da quello che ha letto, visto e vissuto. Anni di film, videogiochi, fumetti, libri, serie tv, pubblicità, viaggi all’estero, esperienze, corsi e workshop.
Quei cinque minuti sono il prodotto inconfondibile di quella persona e della sua esperienza, perché solo quella persona potrà offrirvi quei cinque minuti.
Quella vita, quelle esperienze hanno un loro peso, perché rendono quel creativo diverso da tutti gli altri.
 
Quindi, state avendo qualcosa di unico.”

 

• Principio n.1: la base di tutto è la tipografia

 

La tipografia è una delle basi fondamentali della grafica, lo studio e la conoscenza dei font sono le primissime cose da imparare per iniziare al meglio la vita da creativo. Basta semplicemente vedere l’uso dei font che ne fa un designer per conoscerne la sua qualità.
Si possono creare interi progetti utilizzando esclusivamente caratteri tipografici e giocando fra loro, avendo naturalmente un’ampia conoscenza sul funzionamento del kerning, tracking, x-height e tante altre cose:
Fondamentale è anche la capacità di saper scegliere e abbinare i font.

• Principio n.2: la base di partenza (non obblighi) la griglia

Non parliamo di gabbie, non parliamo di costrizioni, non parliamo di obblighi senza la quale non possiamo creare il nostro progetto, ma parliamo del punto di partenza di ogni progetto di design, esso non imprigiona la creatività ma da la possibilità di partire e spaziare nei vari meandri della percezione.

 

• Principio n.3: lo spazio bianco

A volte, il più delle volte purtroppo, non viene considerato lo spazio bianco, anzi esso viene visto come sfondo piuttosto che come un elemento attivo del progetto. Gli spazi bianchi percepiti “vuoti” in realtà aiutano a stabilire l’equilibrio, aiutano a collegare concettualmente i vari elementi e ne aumenta la leggibilità e la funzionalità di un progetto.

Basta pensare ai vari brand vincenti che hanno fondato la loro funzionalità sullo spazio bianco, uno fra tutti:

  • Fedex Express, la e e la x uniti da una freccia propensa verso il futuro
 
Carrefour utilizza lo ”spazio vuoto” per creare la lettera C
Imparare a gestire gli spazi vuoti e sfruttarne le funzionalità di essi, migliorano e aiutano a creare design di qualità.

 

• Principio n.4: le caratteristiche degli elementi visivi

L’occhio umano percepisce l’importanza degli elementi in base alla loro dimensione e alla loro posizione, creando una gerarchia e una gestione degli elementi visivi di fondamentale importanza. Esso avviene anche nei libri o nei siti web, ancora una volta anche dalla tipografia in questo caso si può imparare molto. Anche all’interno di un progetto di design, facendo un buon uso delle dimensioni degli elementi visivi più importanti, riusciamo a far percepire quali elementi sono fondamentali, un pò come in un sito di shop online:

• Principio n.5: oltre il resto, ci sono i colori che raccontano

 Insieme alla scelta dei font, il colore svolge un ruolo fondamentale, un buon font e un buon colore fanno la differenza. La percezione visiva e sensitiva nella creatività è tutto, basta pensare all’arte, alcuni geni hanno fatto capolavori utilizzando esclusivamente il colore, basta pensare a Pollock, Van Gogh…
Come detto in precedenza, dopo una buona conoscenza della tipografia bisogna scegliere una paletta colori adatta al progetto creativo, in modo da garantirne il funzionamento di esso. Anche per essi abbiamo alcuni punti chiave da seguire:
• conoscere il target, studiarlo e adattare il colore in base alle proprie esperienze, alla propria situazione emotiva e percettiva e alle dinamiche culturali;
• fissarsi degli obiettivi, identificare le funzionalità che deve avere quel preciso colore, porsi le giuste domande per rispondere in modo chiaro e cercare di trasmettere i giusti significati e le giuste emozioni;
• la semplicità, il consiglio è quello di scegliere al massimo tre colori (un colore di sfondo, un colore primario e un colore che faccia risaltare alcuni elementi) , che siano diverse tonalità o gradienti questo dipende dal progetto creativo e dal gusto soggettivo del designer.

 

• Principio n.6: il design, è vincente se funziona

“Il design non può essere considerato soltanto estetica e significato, deve essere un insieme di tutto ciò, deve soddisfare i bisogni estetici, rispettare le leggi della forma e le esigenze dello spazio bidimensionale, deve parlare usando la semiotica, il sans-serif, deve evocare la simmetria di Vitruvio, la simmetria dinamica di Hambridge, l’ossimetria di Mondrian, una buona Gestalt ma deve risultare utile, deve collaborare come strumento al servizio della comunicazione”. Paul Rand
 
Purtroppo non abbiamo linee guida o strumenti per creare un design vincente, esso arriva dopo anni di studi, di conoscenze, di approfondimenti, dopo anni di errori e di scelte sbagliate. Bisogna tenere a mente sempre il buon gusto dell’estetica e la giusta conoscenza dei principi fondamentali del graphic design.
 
Un consiglio che mi sento di darvi è quello di studiare, di non smettere mai di farlo e di mettere all’opere la conoscenza e l’approfondimento e…
dopo aver finito di studiare continuate a studiare.

Facebook promette di rafforzare la protezione degli utenti

Mantenere le persone al sicuro su Facebook

Dopo il polverone sollevato dal Guardian, in seguito alle rivelazioni delle linee guida sulla moderazione, la arcinota piattaforma social ha replicato, tramite un portavoce con la seguente dichiarazione: “Mantenere le persone al sicuro su Facebook è la cosa più importante che facciamo. Lavoriamo duramente per rendere Facebook più sicuro possibile pur consentendo libertà d’espressione”. Hanno aggiunto, inoltre, che la sicurezza “è qualcosa che prendiamo molto sul serio”.

L’inchiesta del quotidiano britannico dimostra l’inadeguatezza, da parte di Facebook, ad essere in grado di controllare i post dei suoi quasi 1,94 miliardi di utenti.

Vista la mole di contenuti in molte situazioni i dipendenti di Facebook devono scegliere se l’immagine sia appropriata in meno di 10 secondi.

Oggi Facebook, scrive il Guardian, “somiglia più ad un megaeditore che non ad una semplice piazza virtuale, dove la gente si incontra per caso dopo anni e fa quattro chiacchiere. È fonte di notizie, una rete di scambi. Gestisce tanta parte delle novità che attraversano il mondo più avanzato. È, potenzialmente, un grande censore se non un Grande Fratello”.

Monika Bickert, head of Global Policy Management di Facebook, ha precisato che “Mark Zuckerberg di recente ha annunciato che nel corso del prossimo anno aggiungeremo 3 mila persone al nostro team di operazioni nel mondo (4.500 i dipendenti attuali) per rivedere milioni di segnalazioni che riceviamo ogni settimana e per migliorare il lavoro in modo da farlo più velocemente”.

La manager ha aggiunto che gli sforzi si sono concentrati anche sullo sviluppo tecnologico – “Stiamo anche realizzando strumenti migliori per mantenere la nostra comunità al sicuro – sottolinea Bickert -. Renderemo più semplice segnalarci i problemi e più rapido per i nostri moderatori determinare quali post violano i nostri standard. Semplificheremo anche il processo con cui possono contattare le forze dell’ordine se qualcuno ha bisogno di aiuto”

Non ci resta che attendere queste innovazioni, e sperare che gli utenti inizino a mettere giudizio cercando di rendere la piattaforma sempre più fruibile, evitando di postare contenuti inadeguati o inneggianti all’odio, senza dover per forza attendere lo sviluppo (si spera celere) del nuovo sistema di “censura”.

 

La Gaffe social di Cuadrado: quando una foto diventa un boomerang

La divisa svelata per errore su Instagram

È possibile che una foto su un social, apparentemente innocua, possa scatenare un putiferio di commenti e fare “arrabbiare” due dei brand più importanti del mondo del calcio?

La risposta è sì!

Nel tardo pomeriggio di ieri, infatti l’esterno della Juventus ha postato sui social questa fotografia che lo ritrae con la nuova divisa marchiata Adidas, che dall’anno prossimo accompagnerà le partite in casa dei bianconeri.

La divisa è da considerarsi storica, dato che sarà la prima a presentare il nuovo logo realizzato da Interbrand per la Vecchia Signora.

Naturalmente, questo spoiler ha creato non pochi disagi alla strategia marketing di Adidas e Juventus, che in un secondo hanno vista svanire tutto il piano per aumentare l’hype intorno alla nuova maglia storica.

L’esterno colombiano, tuttavia, ha provato a rimediare eliminando la foto incriminata dopo pochi minuti, ma ciò non è bastato per placare la curiosità dei tifosi e l’ironia social che prontamente si è scatenata su Twitter.

Per concludere… questa esperienza, a metà tra il maldestro e l’ingenuo, che non sarà né la prima né l’ultima, dimostra quanto sia importante affidare la cura della propria immagine a professionisti della comunicazione, che lavorino in modo serio e scrupoloso.

E se fosse tutta una strategia?

Versione per i complottisti: e se invece fosse tutta una strategia di marketing studiata per testare le reazioni di fronte al nuovo “stemma” sulla divisa?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Instagram offline: l’accesso ad alcune funzionalità anche senza rete

Anche Instagram diventa disponibile offline

Se anche voi fate parte di quella categoria di persone assuefatte da Instagram, allora questa novità vi farà senz’altro piacere.

Infatti è in fase di rollout la versione che rende alcune delle funzionalità della famosa app fotografica disponibili anche offline.

L’annuncio è stato fatto in California, durante l’F8, la conferenza per gli sviluppatori dell’universo Facebook.

Si comincia con la versione dell’app per Android, presto sarà disponibile anche per iOS.

Come funziona

Quando non ci sarà una connessione disponibile verrà caricato l’ultimo feed memorizzato sul telefono, che accetterà like, commenti, salvataggio di contenuti e gestione del profilo, ci sarà, inoltre, la possibilità di non seguire più utenti, navigare fra risultati della sezione “esplora” precedentemente caricati o fra i profili di utenti già visualizzati.

Poi, una volta disponibile il collegamento, tutte le azioni verranno sincronizzate in automatico senza un intervento da parte dell’utente.

Qual è l’obiettivo?

Diciamolo: anche voi, come me, avete pensato “ma io sono sempre connesso che mi cambia?” o “ok la userò per quelle volte, in treno o in aereo, in cui sono senza connessione”, in realtà la motivazione che ha spinto Instagram a introdurre questa feature è un po’ più complessa e profonda.

L’obiettivo (o la speranza) è quello di far crescere Instagram in tutti quei paesi in via di sviluppo, dove le connessioni sono scarse o molto costose.

La direzione sembra quella presa già qualche anno fa dalla casa madre Facebook, che con la versione lite, dedicata proprio a questo target socio-geografico, ha superato i 200 milioni di utenti.

Tuttavia, è bene specificare che molte delle funzionalità non saranno disponibili, in particolare le Stories, che dal loro lancio hanno letteralmente lanciato verso l’alto la crescita della piattaforma.

Google dice stop alle bufale. Fact check disponibile anche per l’Italia.

Dopo Facebook anche Google dichiara guerra alle fake news. 

L’azienda di Mountain View fornisce ora agli utenti uno strumento in più  per verificare se una notizia sia da considerarsi attendibile o meno: stiamo parlando dell’etichetta Fact Check.

Dopo un primo periodo (da ottobre 2016) in cui è stata disponibile solo in America e nel Regno Unito, e dopo l’introduzione di un sistema analogo da parte di Facebook, tale novità è finalmente disponibile anche in Italia.

Come possiamo notare dall’esempio seguente le news saranno caratterizzate dallo snippet “Mostly True” o “False”,  a seconda che siano vere o no.

Una delle particolarità da evidenziare in merito è che, in questo caso, le verifiche non verranno effettuate direttamente da Google, ma da media ed editori secondo gli standard sviluppati da Schema.org, Duke University Reporters Lab e da Jigsaw, la sezione di Google che si occupa di soluzioni tecnologiche, fra cui l’etichetta contro insulti online e campagne d’odio.

Tutto come riportato direttamente dal post odierno pubblicato sul blog di Google.

Queste informazioni non saranno disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione raggiungendo però conclusioni diverse. Queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano. Rendendo queste attività di fact checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati.
Per poter usufruire di questa etichetta, gli editori devono utilizzare il markup ClaimReview di Schema.org sulle pagine nelle quali effettuano il fact checking di dichiarazioni pubbliche (informazioni maggiori qui) o usare il widget Share the Facts sviluppato dal Duke University Reporters Lab e Jigsaw. Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi. Infine, i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking. Se un editore o un articolo di fact checking non raggiunge questi standard o non rispetta tali norme, potremo, a nostra discrezione, ignorare il markup.

I siti che non ti aspetti realizzati con WordPress

WordPress, il CMS (Content Management System) più conosciuto e utilizzato al mondo (presente sul 27,7% dei siti al mondo, tra cui anche questo!), è noto per la sua semplicità d’uso e per la accessibilità, anche a chi non ha profonde competenze tecniche.

Queste caratteristiche, unite alla gratuità del prodotto, fanno sì che WordPress sia utilizzato su una grandissima quantità di siti amatoriali o di medio piccole dimensioni, e che, a causa di questa diffusione e della predisposizione del progetto all’Open Source sia impensabile vederne l’impiego su siti di grandi aziende e di grandi dimensioni.

A smentire questo mito ci pensa questa nostra lista di siti appartenenti a grandi, grandissimi, brand, che sono stati sviluppati con il sistema dalla famosa “W” blu.

News


New York Times

Da dove iniziare se non da uno dei più importanti quotidiani al mondo?

Sito del New York Times

CNN

Il famosissimo network di notizie americano ha costruito i suoi blog interni con WordPress.

Politici e Istituzionali


Partito Democratico – PD

Il partito di governo in Italia ha effettuato un restyling del vecchio sito utilizzando proprio WordPress.

Sito del PD

Sweden.se

Il portale turistico della nazione scandinava ha un look fresco e intuitivo, per certi versi è da considerare come quello più “sorprendente” in questa nostra lista.

Grandi Brand


PlayStation

Il blog della console di casa Sony, raccoglie notizie e recensioni sulle ultime uscite nel mondo videoludico.

Mercedes.me

Il colosso automobilistico tedesco ha un sito elegante e intuitivo che raccoglie tutto lo showcase e le ultime news della casa dalla stella a tre punte.

Sito della Mercedes

Mondo dello Sport


Chicago Bulls

La squadra di basket di Chicago, nota per Michael Jordan dominatrice degli anni 90, con ben 6 titoli vinti, ha un blog con le ultime notizie interamente realizzato con WP.

Sito dei Chicago Bulls

Usain Bolt

L’uomo più veloce del mondo, detentore di diversi record e di 8 medaglie d’oro olimpiche ha un sito che lo rispecchia in pieno: agile, scattante e stravagante al punto giusto.

Come abbiamo visto da questa carrellata di nomi illustri, WordPress è davvero uno strumento versatile (quasi indispensabile) per chi ha qualcosa da dire sul web, dal più piccolo dei blogger fino al quotidiano più importante e influente del mondo intero.

COS’É LA BRAND IDENTITY?

Renditi riconoscibile e distintivo.

Spesso sentiamo parlare di logo, brand o marchio, una differenza che ben pochi sono a conoscenza.

  • Logo o logotipo:

È la parte leggibile e pronunciabile di un marchio, letteralmente la definizione di Logo o Logotipo. In realtà si intende una serie di simboli, grafici e tipografici che identificano un’azienda o un prodotto. Ogni logotipo possiede un suo carattere tipografico (font o lettering) che viene creato per essere riconoscibile e distinguibile da qualsiasi altro logotipo.

In realtá esistono due tipi di logo:

  • Logotipo, si intende appunto il segno grafico, la parte leggibile del marchio;
  • Pittogramma, è l’emblema non leggibile che rimanda all’azienda/prodotto/privato. È la parte simbolica di un marchio.

 

  • Marchio: É l’idea che un’azienda vorrebbe dare di sé. É la rappresentazione grafica che ha lo scopo di identificare un’azienda o un prodotto, in particolar modo, fornisce informazioni importanti sull’identitá, le caratteristiche e la qualitá dell’azienda o del prodotto, capace di raccontare e riassumere in sè i valori di essa stessa.

Il marchio é composto da 4 elementi fondamentali:

  • Nome
  • Logotipo
  • Colori
  • Simbolo

a cui poi affiancare un pay-off, cioé una frase che sintetizza e definisce la filosofia del marchio.

ESJ FACTORY supporta la tua azienda nella progettazione e creazione di un‘identitá coerente e vincente attraverso la comunicazione di un brand: logo design, visual identity e immagine coordinata.

Un obiettivo comune é quello di rendere un’identitá riconoscibile e vincente elaborando una brand stategy personalizzata per ogni azienda che comprende diversi step:

  • Entrare nella mente del cliente, raccolta dati e materiale comunicativo;
  • Analisi dei competitor, un metodo per differenziare il tuo brand;
  • Raccolta di informazioni a livello visivo, ricerca di elementi e attributi per valorizzare al meglio il tuo brand;
  • Naming e ideazione logo, studio del lettering, analisi cromatica e design grafico del logo.

 

Dopo diversi caffé e accaniti brainstorming nei quali hai definito la brand identity, non resta che comunicare il brand con una pianificazione pubblicitaria dettagliata e mirata attraverso i social e lo sviluppo della comunicazione sul web.

 

P.s. : Scelte vincenti: semplicitá, adattabilitá, e scelta dei colori.

 

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